ALIMENTAZIONE DIGITALE

La colpa è di Apple. Google e Facebook ..... o è la nostra ?



Molti Media e associazioni si scagliano su chi guadagna soldi grazie a Social, APP e dipendenza da Smartphone. C’è poi la generazione di genitori cresciuta con il dilemma se la Coca Cola o la Nutella facessero male, e ancora continua a chiederselo.

I genitori saggi rispondevano “basta non esagerare” e finiva li. Oggi potremmo dire la stessa cosa ma è davvero così per l’alimentazione Digitale?

Siamo capaci di capire se nostro figlio è dipendente dal suo smartphone e possiamo prevenire o intervenire su un uso eccessivo? 

 Un'indagine del Common Sense Media ha rilevato che metà degli adolescenti si sentiva dipendente dai loro dispositivi, con il 78% che controllava i propri dispositivi almeno ogni ora e il 72% si sentiva sotto pressione per rispondere immediatamente alle notifiche. Il 44% ha dichiarato di essere online "quasi costantemente".

Molti genitori sono in conflitto con i figli per l'uso degli smartphone dei loro ragazzi. Ma dobbiamo focalizzare meglio l’attenzione sul come lo utilizzano, è importante conoscere, sapere e confrontarsi con loro su come accedono alla Rete e quanto ne sanno.

Se l’obiettivo si sposta sui più giovani dobbiamo correre ai ripari e tarare ancora meglio i nostri ragionamenti
Mentre le impronte digitali (in rete parliamo di identità digitale o web reputation) sono considerate una responsabilità, se gestite bene possono essere una risorsa. Le impronte digitali possono mostrare identità, abilità e interessi. Questo è importante in un'epoca in cui i datori di lavoro verificano le identità dei candidati prima di tutto dalla Rete. Lo sarà ancora di più in futuro e dobbiamo farlo capire ai bambini perché loro oggi hanno spostato l’asticella verso il basso in termini di età.
In questo contesto, avere una identità digitale può essere vantaggioso rispetto a chi l’ha gestita male o non se ne è mai preoccupato.
Stiamo con fatica diventando genitori digitali che lavorano sulle strategie per mantenere la sicurezza online, ma abbiamo bisogno di ulteriori indicazioni su come costruire una identità digitale positiva.
Per non demonizzare la Rete e iniziale un dialogo corretto con i più piccoli per prepararli ad un utilizzo consapevole del mondo digitale, ai bambini potrebbe essere insegnato che i loro interessi, le loro capacità e abilità potrebbero essere le basi della loro professionalità futura e condividerli gradualmente nei contesti giusti una ricchezza e non un pericolo.
Insegnare ai bambini a curare i loro risultati, le competenze e alcuni aspetti della loro identità digitale aiuterebbe a prepararli per una migliore presenza online.

QUANDO INIZIARE L'EDUCAZIONE all’identità digitale?
Ci sono quattro ragioni per cui i due ultimi anni della scuola primaria sarebbero il momento ideale per iniziare a insegnare ai bambini l’identità digitale:
1.      Non hanno queste informazioni e non sono a conoscenza di cosa è una identità digitale e come può diventare una risorsa positiva per il loro futuro
2.     i bambini di questa età passano dalla modalità gioco a usi più creativi e generativi di Internet e dei social media
3.       Apprendono gran parte di queste info fuori dal contesto familiare
4.    Ci si sta orientando sempre più e troppo solo al concetto Sicurezza online, rischi dimenticando che consapevolezza e conoscenza oggi equivalgono a opportunità domani.
Una delle risposte che mi ha più affascinato chiedendo a dei bambini cosa è per loro internet è:
“Internet può cambiare il mio futuro!”
Credo che questo sia il confine tra come plasmare insieme risorse, rischi, responsabilità e opportunità per i bambini. 

Essere le loro guide per curare una presenza online positiva che aiuti il loro futuro.

Dal CyberBullo all'autodiagnosi medica

Luca Bernardo spiega come i bulli hanno bisogno di aiuto quanto le vittime. Ma per una mamma e un papà è facile riconoscere i sintomi dell’una e dell’altra situazione? I campanelli d’allarme ci sono in entrambi i casi, ma quando si parla di cyberbullismo può esserci qualche ostacolo in più. Tramite app e social network, infatti, i bulli di oggi si possono nascondere dietro la tastiera del pc e del cellulare, sfogandosi nel commento di una foto o all'interno di una chat.

Capirlo è possibile come spiega il direttore della Casa Pediatrica dell’Ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano, ci sono alcuni comportamenti (soprattutto legati al rendimento scolastico) che devono mettere in allarme i genitori.

https://www.ok-salute.it/bambini/cyberbullismo-come-capisco-che-mio-figlio-e-il-bullo/

Purtroppo in Italia 1 famiglia su 3 ancora non è connessa a Internet. Nel 2017, infatti, la quota di famiglie che accedono a Internet mediante banda larga con una preferenza per la connessione fissa (ADSL, Fibra ottica, ecc.) è salita di pochissimo, fino al 69,5% dal 67,4% del 2016.

Lo rileva l'Istat nel rapporto 'Cittadini, imprese e ict - anno 2017'. Il 65,3% delle persone di 6 anni e piu' si e' connesso alla Rete negli ultimi 12 mesi (63,2% nel 2016), mentre circa il 47,6% accede tutti i giorni. Nell'uso di Internetl'eta' e' ancora il principale fattore discriminante: sono i giovani a utilizzarlo di piu' (oltre il 92% dei 15-24enni) ma la crescita e' significativa anche tra i 55-59enni (da 62,7% a 68,2%). Smartphone e servizi cloud permettono la connessione alla Rete e l'accessibilita' ai file sempre e ovunque: il 44,6% degli utenti di Internet usa gli Smartphone mentre e' fuori casa o lontano dal posto di lavoro; il 32% ricorre ai servizi cloud per salvare documenti o altri file per uso privato.

Nel corso degli ultimi anni si è comunque diffusa sempre più' la possibilità' di essere connessi in qualsiasi momento e in qualsiasi luogo. 

Nel 2017, sono circa 15 milioni le persone di 14 anni e piu' che hanno usato il web negli ultimi tre mesi da luoghi diversi da casa o dal posto di lavoro (pari al 45,2% di chi ha usato Internet negli ultimi 3 mesi). Tra gli utenti che dichiarano di accedere a Internet, il 44,6% (42,1% nel 2016) ha usato il cellulare o smartphone per connettersi alla Rete in luoghi diversi da casa o dal posto di lavoro. Pressoché' stabile resta invece l'uso del pc portatile. La quasi totalita' degli internauti che naviga fuori di casa o del posto di lavoro utilizzando un pc portatile fa anche ricorso allo smartphone mentre vi e' una larga quota, pari al 23,6%, che si connette esclusivamente utilizzando uno smartphone. È da evidenziare in particolare la preferenza del cellulare o degli smartphone rispetto agli altri dispositivi mobili da parte dei giovani. I 14-24enni quando sono fuori casa o fuori dal posto di lavoro, utilizzano in piu' del 74% dei casi il cellulare o smartphone per connettersi alla Rete mentre circa un terzo ricorre al pc portatile. Nel 2017, poco meno di un terzo degli utenti di 14 anni e piu' (32,0% degli internauti, pressappoco 10 milioni 629mila) ha fatto ricorso ai servizi cloud (come dropbox, google drive, ecc.) per salvare documenti, immagini o altri file. Tali servizi sono utilizzati soprattutto dai giovani, in particolare tra i 18-24 anni (45% circa). 

L'aumento di persone in rete però viaggia in maniere asincrona rispetto alla conoscenza e ogni giorno sentiamo parlare di fake news”.

Hanno condizionato le elezioni americane e sicuramente interferiranno con le nostre prossime elezioni politiche.

D'altronde la potenza della diceria è tutt'altro che nuova, e con Internet ha trovato semplicemente un veicolo di portata straordinaria: il rovescio della medaglia di una fonte inesauribile di informazioni è la facilità con cui ormai possiamo trovare conferme al fatto che, ad esempio, quello strano dolorino che sentiamo alla schiena potrebbe essere una misteriosa sindrome esotica, o che un po’ di tosse da raffreddore stagionale in realtà potrebbe sparire con qualche non meglio identificato intruglio fai-da-te.


Già, perché se una cattiva informazione in genere ci rende più ignoranti, quando riguarda la nostra salute i rischi diventano ancora più seri.

La tentazione Google ha colpito chiunque di noi in questi anni. e dobbiamo spaventarci se pensiamo che una stima rivolta ai più giovani, parla di nove milioni di inganni.

Percentuali impressionanti quella per cui  Millennial fanno utodiagnosi medica tramite il web. Il 36,9% dei giovani, tra teenager e trentenni, usa il web in autonomia per informazioni sulla cura di piccoli disturbi.

Oggi il 73,4% degli italiani (nel 2007 erano il 64,1%) è convinto che sia possibile curarsi da soli, in caso di piccoli disturbi; il 16,9% di questi lo ritiene “il modo più rapido”, più saggio invece il 56,5% convinto che l’autodiagnosi (e l’automedicazione) possano essere un valore perché ognuno conosce i propri piccoli disturbi e le risposte più efficaci.

LiveTalk su WebReputation e CyberBullismo

Serata davvero interessante quella organizzata dal Team di Girl Geek Dinners Lazio.
Nel corso dei vari interventi si è parlato di WebReputation e CyberBullismo.



Un modo davvero splendido di coinvolgere Associazioni, professori e specialisti del mondo digitale, quello del Live Talk. 
Un privilegio essere entrati in contatto con Le Girls Geek Dinners (o GGD).

Nascono a Londra nel 2005 da un’idea di Sarah Blow con l’obiettivo di far incontrare donne appassionate di tecnologia, Internet e nuovi media, e creare un network per unire tutte le donne intraprendenti e innovatrici.

Girls Geek Dinners Lazio nasce a Roma, nel 2008 e fonda una community che coinvolge tutta la regione Lazio.
La nostra associazione ha l’obiettivo di creare un Team al femminile che faccia comprendere meglio alle giovani donne, i nuovi processi economici legati alle innovazioni tecnologiche e le spinga a ricoprire ruoli di leadership in questo settore.

Troppo spesso, infatti, ancora oggi, la parola ‘donna’ è legata a discriminazione, fragilità e sottomissione. Noi invece vogliamo che si affermi un protagonismo femminile: noi già sappiamo che L’innovazione è donna.

Donne che prendono decisioni, donne che con i loro investimenti hanno un impatto economico determinante e si avviano a costituire la forza trainante dell’economia globale.

Non dobbiamo più pensare e operare come se sopra la nostra testa ci fosse un tetto di cristallo, quella soglia immaginaria, simbolica, trasparente che ancora oggi ci impedisce di arrivare ai vertici e di avere le stesse possibilità di riuscita di un uomo.

Sempre più spesso le donne hanno superato questa soglia creandosi un’azienda tutta per sé.
Le piccole imprese al femminile frantumano i soffitti di vetro, mandano a gambe all’aria le barriere dei generi, creano per le donne le premesse per eccellere.

Il nostro obiettivo non è semplicemente la volontà di affermare un diritto alle pari opportunità tra uomini e donne, ma di pensare una strategia di sviluppo economico che guardi alle differenze come vantaggio per la competitività delle nostre aziende e istituzioni. Il motore della digitalizzazione sono le idee che arrivano da più parti e la diversità di genere, di età, di nazionalità e cultura stimolerà sempre quelle migliori, conseguendo risultati più soddisfacenti per l’economia rispetto all’omogeneità.

Girls Geek Dinners Lazio organizza incontri che raccontano storie di donne che ce l’hanno fatta, che hanno realizzato una loro attività, che sono arrivate ai vertici di un’azienda. Esempi al femminile che possano aiutare le più giovani a comprendere la realtà che hanno di fronte per raccogliere con grinta le nuove sfide e dare la propria impronta al mondo.

MESSENGER KIDS: Un campo di allenamento

Progettato specificamente per i bambini "di età compresa tra 9 e 11 anni", Facebook Kids è l’antipasto di quella che per molti sarà la vera prima piattaforma di social media dedicata ai ragazzi.
Offre ai genitori un ampio set di controlli. Se usi Facebook Messenger, allora noterai in Messenger Kids una versione rinnovata di ciò con cui hai già familiarizzato, completa di emoji per bambini, GIF, adesivi, filtri, scrittura sullo schermo, videochiamata, e altro ancora. Funziona su tutti i dispositivi iOS (iPhone, iPad, iPod Touch) per ora non disponibile suAndroid.

CHE COSA DEVONO SAPERE I GENITORI SU MESSENGER KIDS?
Sì. Facebook non vuole tenere lontani i bambini dal social, ma questo non è una sorpresa.
L’Obiettivo  è da sempre quello di stimolare la presenza quotidiana sul Social. Gli adulti ogni giorno non resistono dal verificare la presenza di qualche like ma la paura di una saturazione è forte e allora quale migliore scelta commerciale di fare qualcosa di dedicato ai più giovani.

Onestamente, i controlli sono buoni.  Trascorriamo molto tempo nelle aule delle elementari. Almeno il 50% dei ragazzi che incontriamo hanno il proprio account sui social media! Di solito Snapchat , Instagram o Musical.ly   dove onestamente non ci sono molti accorgimenti per i bambini e la soglia dei 13 anni è ormasi assodato essere un’utopia. 

Se un genitore intende permettere a un bambino di utilizzare i social media in giovane età, almeno Messenger Kids sembra rappresentare un'opzione più sicura con molte delle funzionalità "intriganti" dei social media, con maggiore attenzione agli aspetti di vulnerabilità e criticità della Rete.

Insomma sembra davvero un prodotto ben strutturato
Ecco le schermate di impostazione per ill controllo dei genitori e le spiegazioni ad ogni passo. 





Se come sosteniamo da sempre, la Rete offre delle opportunità e non possiamo tenere lontani i nostri ragazzi che fremono dalla voglia di “chat”, il campo di allenamento più idoneo sembra davvero essere Messenger Kids. 

Il suo Sfogo per Sconfiggere i Bulli!!!

Keaton un vero esempio su come sconfiggere questi deficienti !!!



#standwithkeaton

13 anni suicida vittima di Bullismo

Pazzia reale. Perdono la figlia che si suicida dopo essere stata vittima di bullismo per anni e finisco sotto attacco di CyberBulli,

I mostri bulli che hanno spinto la tredicenne a impiccarsi ora prendono di mira i suoi PARENTI in lutto con messaggi e immagini incredibilmente folli.
Rosalie Avila, 13 anni, si è suicidata la scorsa settimana dopo essere stata vittima di bullismo per due anni.
Suo padre Freddie Avila l'ha trovata appesa nella sua camera da letto durante la notte. Ora i suoi genitori, Freddie e Charlene, sono vittime di cyber-bullismo sui social media.

Qualcuno ha mandato loro una foto rozza e cinica con un'immagine di Rosalie accanto a una tomba, dicendo "Ehi mamma, seppelliscimi qui",
Rosalie ha scritto un messaggio di scuse alla sua famiglia e ha detto che era "brutta" e "perdente"
Era in terza media alla Mesa View Middle School di Yucapia, in California .
Suo padre, Freddie Avila, ha trovato il suo corpo dopo aver sentito delle urla nella loro casa a Yucapcia, Cailfornia, E da quando Freddie e sua moglie Charlene hanno dovuto salutare la loro figlia, hanno iniziato a ricevere messaggi di bullismo cibernetico odiosi sui social media.

350 Grazie e tante novità

L'esperienza nel mondo di educatore digitale, nata per caso da buon padre di famiglia, mi ha regalato negli anni tante soddisfazioni.
Passo dopo passo la passione è diventata professione del tempo libero.

Tutti i genitori dichiarano di averne poco, ma grazie al digitale io ho avuto la fortuna anche di imparare ad ottimizzarlo.
Si è vero si passa molto tempo in rete, ma con la voglia e la consapevolezza di capire per poter raccontare cosa e come fare per vivere con i nostri figli la loro crescita nel mondo digitale.

Grazie ai piccoli traguardi personali (e questo può sembrare simbolico ma è bello veder crescere l'interesse intorno ad una pagina dai contenuti così importanti non solo per me), quello che tante volte avevo paura fosse tempo perso, mi ha fatto conoscere persone meravigliose.

Genitori preoccupato e grati di un confronto, di un supporto.

Professionisti come gli amici di SIRO CONSULTING e tutto lo staff che ruota intorno ai loro progetti. Tante Associazioni,
Aver parlato con il papà di Carolina Picchio e la sua forza mi hanno davvero fatto capire che oggi non è più una passione, ma un vero impegno sociale.

Non credevo ma è sorprendente come i genitori dei più piccoli siano così poco digitali. Oggi vediamo tutti con un Smartphone in mano pronti a inoltrare ogni cosa o incidere i propri messaggi in un messaggio WA, ma nelle presentazioni dei Progetti educativi per le scuole, tutti ci chiedono aiuto, perché li spaventa sapere che ragazzi con qualche hanno in più postano video hard, scrivono messaggi di odio, insultano ricattano e buttano via la propria immagine non curanti che al di là del loro "invio" c'è il mondo.

E le famiglie dei più grandi (parliamo di 12-14 anni) se arrivano, arrivano tardi.
Lo ripetiamo con forza, conoscere aiuta a capire e prevenire. Le scuole non hanno ancora recepito la delicatezza del tema, c'è troppa lentezza e troppa burocrazia e il digitale non ha gli stessi tempi del mondo reale. Le riforme scolastiche sono pachidermi, i giovani sono fulmini che con la stessa velocità e violenza dei fenomeni atmosferici, entrano in rete e rischiano di fare delle vere catastrofi.

Non attendere nemmeno un minuto, contattaci e supportaci, abbiamo tutte le soluzioni per trasformare i rischi in opportunità. Programmi dedicati a insegnanti, genitori, ragazzi.

Prima Giornata Nazionale sulle Dipendenze tecnologiche e sul cyberbullismo

“Al giorno d’oggi si ricorre al “click” con molta superficialità”

"Le statistiche ci mostrano che il 30% di coloro che sono stati vittime di cyberbullismo diventano a loro volta dei cyberbulli"

A cura di Filomena Fotia  2 dicembre 2017 - 17:44

Presso l’Università Politecnica delle Marche, si è svolta la Prima Giornata Nazionale sulle Dipendenze Tecnologiche e sul Cyberbullismo, organizzata dall'Associazione Nazionale Di.Te. in collaborazione con la Cooperativa Sociale Vivere Verde Onlus, finalizzata a porre l’attenzione sulle dipendenze tecnologiche e sul loro corretto utilizzo, oltre che sui rischi che queste possono provocare.

A dare il via agli illustri ospiti che sono intervenuti nel corso del convegno, il Magnifico Rettore dell’Università, Prof. Sauro Longhi, che ha invitato gli insegnanti a non sottovalutare il loro ruolo all'interno dell’educazione delle nuove generazioni “Insegnare è un’arte, sentiamoci artisti in quello che facciamo. Non trasformiamo la comunicazione in qualcosa di dannoso“.

“Tutto quello che si fa lo si vuole condividere subito. Senza pensare alle conseguenze che ricadranno su di sé né tanto meno sugli altri.  La tecnologia ci permette di vivere tutto in modo in modo mediato, anche la paura e o un evento traumatico, e quindi di non viverlo sulla pelle, perché il corpo in questa dimensione non è presente. Non ci sono emozioni in quello spazio virtuale, e nulla è realmente condiviso. È mostrato, punto. Quando un adolescente filma qualcosa in realtà non sta provando alcuna emozione reale – dichiara Giuseppe Lavenia, Presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te. “Avendo sempre la tecnologia a disposizione i rapporti face-to-face non esistono più ed i ragazzi durante la giornata non hanno più il tempo di svolgere alcuna attività, condizione che facilita la ricerca di socializzazione nelle ore notturne, da qui nasce il Vamping. Fenomeno in notevole aumento, proprio per questo i genitori hanno il dovere di vigilare sull’utilizzo che i loro figli fanno della tecnologia”.

“Al giorno d’oggi si ricorre al “click” con molta superficialità, un click agito ma non pensato che non porta gli artefici a ragionare sulle conseguenze che può generare quel gesto – dichiara Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e ricercatore Università degli studi di Milano. “Si clicca sotto una pulsione emotiva, agendo in maniera del tutto inconsapevole. Le statistiche ci mostrano che il 30% di coloro che sono stati vittime di cyberbullismo diventano a loro volta dei cyberbulli. Assistiamo al passaggio da vittima a carnefice. Internet non fa distinzione. E’ un luogo dove tutto è accessibile a tutti allo stesso modo, la stessa risposta e informazione cercata sul web è fruibile indistintamente sia per il bambino che per l’adulto”.

“Lo stress derivante dal non maneggiare correttamente la tecnologia ha delle ripercussioni anche sulla nostra salute. Dobbiamo prenderci più cura di noi stessi. E’ giusto chiederci qual è il prezzo da pagare per essere così abili con la tecnologia– dichiara Massimo Gualerzi, prof. Università studi di Padova, esperto di salute. “Il rischio è quello di mettere in secondo piano i nostri bisogni perché anestetizzati dalla nostra routine. Dobbiamo imparare a riconoscere i segnali che il nostro corpo ci manda. Ogni tanto è necessario prendersi una pausa, staccare la spina e chiedersi cosa veramente vogliamo. Quando siamo immersi nei nostri pensieri tendiamo a mettere in secondo piano e a non considerare i nostri bisogni. Oggi siamo circondati da un eccessivo e cattivo utilizzo della tecnologia, molto spesso anche in età troppo precoce, che può condizionare e alterare i nostri bioritmi. Oggi non seguiamo più il flusso della giornata. Quante volte si salta il pranzo o alteriamo l’orario per andare a letto pensando di approfittare delle ore serali per lavorare? Questo stress il nostro corpo non ce lo rende gratuitamente”.

“Le dipendenze tecnologiche, da internet, smartphone e tablet, saranno le malattie mentali del futuro. Per questo ritengo importante che si parli di una legge anche per le dipendenze tecnologiche. Noi come associazione, grazie al supporto di psicoterapeuti attenti e competenti, che hanno maturato in molti anni e direttamente sul campo l’expertise nel trattamento delle patologie internet correlate, affrontiamo il disagio psicologico e sociale a cui queste conducono sempre più di frequente; partendo dalla consapevolezza che la tecnologia, i social network, gli smartphone, i tablet e la rete hanno un ruolo di primo piano nella quotidianità di tanti, a qualsiasi età. Di recente l’Associazione Di.Te. ha istituito il numero verde 800770960, attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 20.00, per offrire una consulenza specialistica gratuita alle persone che soffrono di disagi causati dalle dipendenze tecnologiche, gioco d’azzardo e Cyberbullismo”, conclude Giuseppe Lavenia, Presidente dell’Associazione Nazionale Di.Te.

Un emozionante Paolo Ruffini, conduttore televisivo, comico, regista e sceneggiatore italiano, ha conlcuso il convegno interpretando il monologo “Le parole dell’odio”.


Dipendenza da web, i ragazzi controllano lo smartphone 75 volte al giorno
Ma anche i genitori sono 'schiavi' della rete. Il 2 dicembre è la prima Giornata Nazionale sulle dipendenze tecnologiche e sul cyberbullismo. Dai dati di un sondaggio emerge che anche gli adulti sono iper-connessi e non riescono a fare a meno di internet

di IRMA D'ARIA

Dipendenza da web, i ragazzi controllano lo smartphone 75 volte al giorno
IL 51% dei ragazzi tra i 15 e i 20 anni ha difficoltà a prendersi una pausa dalle nuove tecnologie tanto da arrivare a controllare in media lo smartphone 75 volte al giorno. Addirittura il 7% lo fa fino a 110 volte al giorno. È quanto emerge da un recente sondaggio online condotto dall'Associazione Di.Te. (Associazione Nazionale Dipendenze Tecnologiche, Gap e Cyberbullism) su un campione di 500 persone di età compresa tra i 15 e i 50 anni. I dati saranno presentati il 2 dicembre, quando si svolgerà la prima Giornata nazionale sulle dipendenze tecnologiche e il cyberbullismo organizzata dall'Associazione Nazionale Di.Te. in collaborazione con la Cooperativa Sociale Vivere Verde Onlus, con l'obiettivo di porre l'attenzione sulle dipendenze tecnologiche e sul loro corretto utilizzo, oltre che sui rischi che queste possono provocare.

MAI SENZA LA RETE. Dal sondaggio emerge che i giovani 3.0 non riescono proprio a staccarsi da smartphone e altri device. In particolare, hanno ammesso di non riuscire a prendersi una pausa da questi dispositivi di almeno tre ore nel 79% dei casi. Il bisogno di controllare continuamente lo smartphone magari per chattare non li abbandona neppure di notte.    



DIPENDENTI ANCHE DA GRANDI. E purtroppo anche gli adulti non hanno comportamenti molto diversi. Il 49% degli over 35 non sa stare senza cellulare, verifica se sono arrivate notifiche o messaggi almeno 43 volte al giorno, di cui un 6% arriva a sfiorare le 65 volte, e di stare 3 ore senza buttare un occhio sullo schermo non se ne parla per il 58% di loro.

L'ISOLAMENTO SOCIALE. Dipendenze che possono avere diverse sfaccettature: c'è la Nomofobia, la paura di non avere con sé il cellulare e di non poterlo controllare, la Fomo, ovvero la paura di essere tagliati fuori da qualcosa, il Vamping e tutti gli altri fenomeni legati alle web compulsioni che tengono incollate le persone agli strumenti digitali, in particolar modo allo smartphone, e la loro vita di relazione ne risente in modo compromettente. "Quando c'è un'alterazione delle abilità relazionali e sociali bisogna fermarsi e interrogarsi su cosa ci sta succedendo - dichiara Giuseppe Lavenia, presidente dell'Associazione Nazionale Di.Te. Rischioso è l'isolamento sociale, quando si arriva all'alienazione fino a diventare Hikikomori, rinchiusi nella propria stanza rifiutando la scuola e ogni contatto che non preveda l'uso mediato del mezzo tecnologico".

L'IDENTITÀ DIVENTA DIGITALE. I giovani 3.0 sono molto più impulsivi, hanno grande difficoltà a gestire la noia, e sono orientati al tutto e subito. "Sono meno creativi, non sentono il bisogno di verificare le fonti da cui traggono notizie o a fare ricerche per controllare se quello che hanno letto è vero - prosegue Lavenia. Stiamo andando verso un'identità digitale e la costruzione della loro personalità avviene anche in base all'uso che fanno della rete".

VOGLIA DI CONDIVIDERE. Gli ultimi casi di cronaca hanno dimostrato quanto le nuove tecnologie possano essere lontane dall'empatia, fino a far diventare indifferenti al dolore altrui. "Ha a che fare con il tratto impulsivo di queste sindromi da dipendenza tecnologica: tutto quello che si fa lo si vuole condividere subito. Senza pensare alle conseguenze che ricadranno su di sé né tantomeno sugli altri - spiega Lavenia. La tecnologia ci permette di vivere tutto in modo mediato, anche la paura o un evento traumatico, e quindi di non viverlo sulla pelle, perché il corpo in questa dimensione non è presente. Non ci sono emozioni in quello spazio virtuale, e nulla è realmente condiviso". È mostrato, punto. Si è centrati sul bisogno immediato: "Voglio pubblicarlo, lo faccio", è un istinto che bisogna assecondare in modo immediato, senza pensare.

FENOMENO HIKIKOMORI. Gli ultimi anni hanno visto una diffusione del fenomeno degli Hikikomori nei paesi europei, compresa l'Italia. Anche se non ci sono dati certi sulla prevalenza del fenomeno nel nostro Paese, secondo alcune stime non ufficiali il numero di giovani coinvolti sarebbe compreso tra i 30.000 e i 50.000. "Gli Hikikomori sono ragazzi e giovani adulti, di età compresa tra i 13 e i 35 anni, che decidono volontariamente di vivere reclusi nelle proprie stanze, evitando qualsiasi tipo di contatto col mondo esterno, familiari inclusi. Si tratta di una sorta di auto-esclusione dalla società odierna, le cui pressioni e richieste vengono percepite come insostenibili" dichiara Stefano Galeazzi, psicologo e responsabile della Cooperativa Vivere Verde Onlus.

I CAMPANELLI D'ALLARME. Ma i genitori come possono capire se la dipendenza che caratterizza i ragazzi è nella norma o se invece sta diventando patologica? "Ci sono alcuni segni caratteristici come l'alterazione del ciclo sonno-veglia, il mutare della condivisione sociale offline, il modificarsi di alcuni tratti caratteriali - spiega Lavenia. In breve, si potrebbe dire che quando c'è un'alterazione delle abilità relazionali e sociali bisogna fermarsi e interrogarsi su cosa ci sta succedendo".

DETOX PER TUTTA LA FAMIGLIA. Il primo passo che i genitori dovrebbero fare è semplicemente quello di prendersi il tempo per sedersi accanto ai figli e chiedere loro cosa fanno online. "Ma senza giudicarli in anticipo o additarli come nulla facenti - avverte Lavenia - bisogna avvicinarsi a loro con curiosità. La stessa che dovrebbero mettere nel conoscere cosa fanno quando non sono in casa, insieme agli amici o a scuola, per esempio. Inoltre, dovrebbero stabilire un momento detox dalle nuove tecnologie condiviso da tutti i membri della famiglia. Potrebbe trattarsi di tre ore senza cellulare dove si gioca, si ricorre a strategie creative e si fanno lavori manuali, si va dai nonni e si raccolgono informazioni per la creazione di un foto-racconto". Insomma, un momento in cui si abbandona il touch e si torna al contatto. Così mentre prima ai figli si chiedeva com'era andata a scuola, oggi la domanda potrebbe essere: "Com'è andata la tua giornata online?".  

IL NUMERO VERDE. L'Associazione Di.Te. ha istituito il numero verde 800770960 attivo dal lunedì al venerdì, dalle ore 9.00 alle ore 20.00, per offrire una consulenza specialistica gratuita alle persone che soffrono di disagi causati dalle dipendenze tecnologiche, gioco d'azzardo e Cyberbullismo. Un pool di specialisti, composto da psicologi ed educatori specializzati in questo settore, metterà la propria professionalità a disposizione di tutti coloro che intendono rivolgersi al numero verde per richiedere una prima consulenza che permetterà di valutare singolarmente ogni situazione ed indirizzare il paziente, o chi per lui, presso il centro regionale o provinciale dell'Associazione più vicino. I centri sono presenti in tutta Italia.

Chi è più "schermo dipendente" io o i miei figli ?

Quanto tempo davanti ad uno schermo per mio figlio? Questa è la domanda scottante per molti genitori ed educatori oggi, e la sentiamo spesso. Nessuno sembra sapere esattamente la risposta giusta, ma tutti hanno l’impressione che i bambini trascorrano troppo tempo davanti agli schermi (TV, Tablet, Smartphone).
Alcuni dicono che il digitale è uno strumento educativo interattivo. Altri sono scettici.

Nell'attività che portiamo avanti con i Dirigenti scolastici, in collaborazione con la Società Siro Consulting (Società fondata dall'imprenditrice Simona Petrozzi con il supporto legale di Caterina Flick, Penalista specializzata in diritto delle nuove tecnologie ed informatica, già legale di Telefono Azzurro sui temi della privacy internet e minori; coordinatrice della commissione Web e Media istituita dalla FIFCJ-Fédération Internationale des Femmes des Carrières Juridiques) e l’Associazione “Era empaty really action - connessi contro la violenza” degli psicologi Elisa Marcheselli, Roberta Rachini e Alessio Pieri,  per realizzare programmi formativi rivolti all'informazione di genitori e insegnanti sui rischi e le soluzioni digitali per proteggere i loro figli emerge un dato inquietante. Tutti ci raccontano che già dai primi anni della scuola primaria è praticamente impossibile attirare la loro attenzione solo con le parole. Parliamo di insegnanti con decenni di esperienza nella scuola.

È la tecnologia? Troppi stimoli a casa ? Cosa succede?"

Incuriosito da un articolo sul tema, ho scaricato il libro: “Glow Kids: How Screen Addiction Is Hijacking Our Kids - and How to Break the Trance” del Dr. Nicholas Kardaras che potremmo tradurre in: “Glow Kids: come la dipendenza da schermo sta rubando i nostri bambini - e come rompere lo stato di trance” 

Provo a riportare alcuni passaggi dei suoi studi condotti osservando per anni il legame dei bambini al fenomeno degli schermi così vicini al loro volto. Testo tradotto dall’inglese.

BAMBINI E SCHERMI - PERCHÉ IL BAGLIORE È COSÌ AVVINCENTE?
La risposta semplice è neurologiaSiamo stati cablati per rispondere favorevolmente ad azioni che hanno un buon risultato, come il sesso, la ricerca di acqua o la ricerca di cibo. Queste azioni causano il rilascio di un neurochimico chiamato dopamina, che fa sì che il cervello ripeta qualunque azione abbia causato il suo rilascio.
Alcuni comportamenti provocano il rilascio di diversi livelli di dopamina.
·         Mangiare cioccolato - può aumentare i livelli di dopamina al 50%
·         Sesso - può aumentare i livelli di dopamina al 100%
·         Sniffare cocaina - può aumentare i livelli di dopamina al 350% [1]

La ricerca sull'imaging cerebrale sta dimostrando che gli schermi luminosi - iPad, iPhone, Kindle - sono stimolanti per il centro del piacere del cervello e il rilascio di dopamina come sesso. Pertanto, quando un genitore mette un iPhone incandescente nelle mani di un bambino che piange, è come se un orgasmo cerebrale venisse rilasciato. 

Qual è il motivo per cui i bambini e gli adulti non riescono a metterli giù.
Hai mai guardato un bambino che è fissato su uno schermo? Sono azzerati. Assorbiti. Potrebbe essere necessario chiamare il loro nome 2-3 volte per attirare la loro attenzione. I loro occhi sono dilatati. Ciò è dovuto alla dopamina.
La scienza ci mostra che la dopamina:
·         Concentra la nostra attenzione
·         Ci spinge in avanti; 
·         Attiva e migliora i circuiti dei premi che ti fanno sentire bene.
Tieni presente che gli adulti hanno una corteccia frontale completamente sviluppata, che controlla l'impulsività e il processo decisionale. Eppure, solo dopo un paio d'ore del tuo film d'azione a ritmo frenetico preferito, anche tu hai difficoltà a concentrarti sulla lettura di un libro e stare fermo.
Nel cervello di 3 anni ancora in via di sviluppo, questo livello di controllo dell'impulsività non è presente. Pertanto, il luccichio scintillante degli schermi inizia a creare un modello di attenzione (più sui modelli successivi) che nessun insegnante di scuola materna o primaria può raggiungere.

LA REALTÀ VIRTUALE STA SOSTITUENDO LA MORFINA
L'impatto neurologico simile all'orgasmo degli schermi sul cervello è così profondo che il Centro medico dell'Università di Washington sta ora utilizzando videogiochi di realtà virtuale invece di antidolorifici narcotici che creano dipendenza come parte del suo programma di gestione del dolore per le vittime di ustioni gravi. Giocando a  SnowWorld attraverso una serie di occhiali VR e utilizzando un joystick per lanciare palle di neve a simpatici pinguini, i pazienti con gravi ustioni scoprono che la loro sensazione di dolore diminuisce notevolmente durante il gioco.
In altre parole, la realtà virtuale sta prendendo il posto della morfina.
Sia che tu credi che sia stata una creazione o un'evoluzione, gli esseri umani hanno cervelli che sono cablati per ricompense.
E i creatori dei videogiochi di oggi sono ben informati sulla nostra neurochimica, usando tecniche come un "programma di ricompensa a rapporto variabile" per far giocare i bambini. Le slot machine usano questa tecnica - le ricompense sono distribuite in modo casuale, il che mantiene il giocatore speranzoso e lo inserisce nel trimestre successivo. Minecraft utilizza un programma di ricompensa a rapporto variabile , nascondendo a caso i minerali in tutta la terra digitale.
In  Glow Kids , il comandante Dr. Doan della US Navy ha parole dure per l'industria del gioco. Era irrimediabilmente dipendente da un adulto per World of Warcraft (WoW), e quindi non ha amore per i creatori di giochi.

"Le società che realizzano giochi  assumeranno i migliori neurobiologi e neuroscienziati per collegare gli elettrodi al giocatore di prova. Se non provocano la pressione sanguigna per cui sparano - tipicamente 180 su 120 o 140 entro pochi minuti di gioco, e se non mostrano sudorazione e un aumento della risposta galvanica della pelle [un cambiamento nella resistenza elettrica della pelle causata dallo stress emotivo] tornano indietro e modificano il gioco per ottenere la massima risposta avvincente e eccitante che stanno cercando. " [Glow Kids , pagina 22]

DISTURBO DA DIPENDENZA DA INTERNET
La dottoressa Victoria Dunckley è una psichiatra infantile che sta collegando i punti tra il massiccio aumento del disturbo bipolare dell'infanzia e dell'ADHD e gli schermi frenetici.
Ha scoperto che le visite per bambini con diagnosi di disturbo bipolare pediatrico erano aumentate di 40 volte dal 1994 al 2003; che tra il 1980 e il 2007 la diagnosi di ADHD era aumentata di quasi l'800% [2].
Ha iniziato a porsi la domanda, "questo è semplicemente dovuto ai progressi nella diagnosi o qualcos'altro?"
Alla fine, il dottor Dunckley iniziò a usare il disordine elettronico dello schermo dell'etichetta (ESS) per descrivere il motivo dell'enorme aumento della diagnosi di attenzione e di umore nei bambini. Ha teorizzato che ESS stava interrompendo la formazione del modello di attenzione di un bambino. I modelli sono semplicemente modelli di pensiero stabiliti durante i nostri anni formativi.
Ma, poiché non è etico mettere alla prova la sua teoria sui bambini nutrendoli con copiosi livelli di tempo sullo schermo, fa affidamento sul vecchio principio in medicina che se la cura funziona, probabilmente hai la malattia.
Rimuovendo gli schermi attraverso una prescrizione di digiuno tecnico da oltre 500 bambini che hanno visitato la sua pratica con diversi livelli di disturbi psichiatrici, il dottor Dunckley ha riscontrato una riduzione dei sintomi nell'80% dei suoi pazienti. [3]
Nel 2008, la Cina è diventata il primo paese a dichiarare una dipendenza da Internet un disturbo clinico. Secondo Glow Kids , la Cina ha identificato Internet Addiction Disorder (IAD) come la sua crisi sanitaria numero uno , con oltre 20 milioni di adolescenti dipendenti da Internet, e la Corea del Sud ha aperto 400 strutture per la riabilitazione dalle dipendenze tecnologiche e dato a tutti gli studenti, insegnanti e genitori un manuale che li avverte dei potenziali pericoli degli schermi e della tecnologia.

Abbiamo creato tecnologia. Ma ora la tecnologia ci sta ricreando.

STEVE JOBS 
Nel 2010, quando un giornalista ha chiesto a Steve Jobs quanto i suoi figli debbano amare il nuovo iPad che Apple aveva appena inventato, la sua risposta è stata: "Non l'hanno usato. Limitiamo la quantità di tecnologia che i nostri figli usano a casa ".
Più tardi nella vita, quando gli è stato chiesto della tecnologia in classe, Steve ha detto: "Probabilmente ho guidato l'idea di dare più materiale informatico alle scuole di chiunque altro sul pianeta. Ma sono giunto alla conclusione che il problema non è quello che la tecnologia può sperare di risolvere. Cosa c'è di sbagliato nell'educazione non può essere risolto con la tecnologia. Nessuna quantità di tecnologia sostituirà l’educazione"[4]
È interessante notare che alcuni dei più brillanti della Silicon Valley sono stati istruiti in ambienti a bassissima tecnologia. I fondatori di Google Sergei Brin e Larry Page, insieme al fondatore di Amazon e all'uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos, e il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales, sono andati tutti alle scuole Montessori a bassa tecnologia.

DIPENDENZA DA VIDEOGIOCHI - SCREEN TIME TO THE EXTREME
In  Glow Kids , il dottor Kardaras condivide la seguente storia su un giocatore estremo di nome Dan che è stato chiamato per terapia.
"Mentre entrava nel mio ufficio, sembrava stordito e disorientato ... e terrorizzato. Si sedette lentamente, agitandosi nervosamente sulla sedia ... muovendo continuamente la testa mentre continuava a guardarsi intorno spaventato nel mio ufficio.
"Dan, sai dove sei?"
Nessuna risposta. Sbatté le palpebre ancora una volta. Poi, finalmente, mi guardò dritto e balbettò in un tono di vera confusione: "Sono ... siamo ... siamo ancora in gioco?"
Il Dr. Kardaras continua descrivendo le condizioni di Dan come una forma di psicosi indotta dai giochi, chiamata anche fenomeno di trasferimento dei giochi o "Effetto Tetris". Dan aveva giocato a World of Warcraft per 10-12 ore al giorno. Era così attaccato che avrebbe fatto pipì in un barattolo di muratore accanto al suo computer. WoW è il gioco di ruolo online multiplayer più popolare del mondo (MMORPG).
Alla fine della sessione, Dan ha iniziato a piangere. "Sono spaventato. Non so cosa sta succedendo ... sto impazzendo? "

5 RACCOMANDAZIONI SUL TEMPO DELLO SCHERMO PER I GENITORI:
Se tuo figlio ha 2 o 12 anni, crediamo che questi principi si applichino in base a ciò che stiamo imparando dalle comunità di neuroscienza e recupero dalla dipendenza:

  1. meglio quando si parla di tempo sullo schermo infantile. Non conosciamo risposte esatte, ma tutto sta puntando a tenere gli schermi lontani dai nostri piccoli. Uno studio del maggio 2017 ha rilevato che i diciottenni che non utilizzavano gli schermi avevano abilità linguistiche significativamente migliori rispetto a quelli che usavano gli schermi. 
  2. Falli andare fuori e giocare. Un bambino che ha connessioni umane sane e hobby e sbocchi salutari ha meno probabilità di cadere nella dipendenza in generale. 
  3. Lascia che siano annoiati. 
  4. Lasciali piangere. Quando i nostri figli piangono o si lamentano in pubblico, e gli passiamo uno schermo per zittirli, stiamo promuovendo una mentalità rapida per trattare i loro sentimenti spiacevoli. Uno schermo lampeggiante insegna la neurologia ancora in via di sviluppo di un bambino di 4 anni che la scarica di dopamina dall'iPhone della mamma è l'antidoto quando sono turbato. Il tempo dello schermo diventa la soluzione appresa. Mostrare ai nostri figli come trovare altri modi per alleviare queste emozioni probabilmente li salverà nel lungo periodo dall'usare rimedi non salutari e di rapida soluzione in situazioni cariche di emotività. Anche se sei la mamma con il bambino urlante nel corridoio 10, trova un altro modo.
  5. Dai tu il buon esempio